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Poetiche Neoantiche a confronto: Ingeborgh Bachmann e Euphrase Kezilahabi. di Roberto Gaudioso http://www.lerotte.net/download/article/articolo-177.pdf 01.9.2010 Neoantico è il termine col quale M. Perniola[1] definisce la tendenza moderna e postmoderna alla ricerca di una, più o meno mitica, origine. In campo artistico gli autori del secolo scorso rispondono con una ricerca di forme rituali, ricerca spesso ossessiva o drammatica. Tali forme dovrebbero penetrare nella opera di questi artisti al fine di raggiungere un residuo sacrale, ormai visto come un’arcaica rovina, che permetterebbe di nuovo una riconciliazione tra l’arte e il mondo e tra l’uomo e la natura. In questo contesto occidentale si pone anche la singolarissima esperienza poetica dell’austriaca Ingeborg Bachmann (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973); la poetessa austriaca, in questo lavoro, sarà metro di paragone costante al fine di delineare la poetica del tanzaniano Euphrase Kezilahabi (Namagondo, 13 aprile 1944). Questo confronto sarà permesso anche dall’ecletticità del poeta tanzaniano e dalla fortuna critica di due dei suoi romanzi Kichwamaji (“Lo spostato” 1974) e Nagona (nome di donna, 1990), che sono stati definiti rispettivamente il primo romanzo esistenzialista africano e il primo romanzo postmoderno africano; interessanti sono quindi i punti di contatto col mondo occidentale. Compito di tale lavoro non è pervenire a nuove classificazioni, né confutare né avvalorare quelle che gli sono già state attribuite, ma di gettare un ponte tra poetiche lontane, senza intrappolare la poetica kezilahabiana in definizioni etnologiche, esaltando tuttavia le differenze.
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