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Le isole si accendono Ieri sera, 21 Giugno del 2009, con una candela di MUJI alla rosa e all’ylang ylang abbiamo acceso la nostra isola a Ostia.
Avevamo appena ricordato l’amico Vito Riviello scomparso due giorni prima.
La moglie Daniela ha ritirato il ritratto di Vito che Gaetano Zampogna aveva dipinto per lui.
Vito avrebbe dovuto scrivere di suo pugno una frase sul quadro ma non ce l’ha fatta. Beppe Sebaste ha letto “l’Acchiappa Fantasmi” che aveva pubblicato lo stesso giorno su l’Unità. L’articolo comincia così “Quando muore un poeta lo si dovrebbe scrivere in prima pagina.
Quando muore un amico è la fine del mondo. È morto Vito Riviello, e finisce con un verso del poeta, la nostra altezza / è in ribasso”.
Elmerindo Fiore invece ha letto pochi versi che titolano “la morte del poeta”. Non erano stati scritti per Vito ma erano così coerenti e definitivi da suscitare smarrimento: quando il poeta morì portò con sé la casa / quando il poeta posò gli occhi nel suo nulla / il nulla inorridì per essere stato colto in fragrante / nel proprio corpo cavo / inesistente e presente / quando il poeta morì / aveva nella bocca le tracce delle strade percorse / e la percezione della bellezza di essere niente.C’erano gli amici Maria Andreozzi, Gianni Fontana, Tonino Poce, Donato Di Stasi, Gabriele Perretta, Enzo Berardi, Italo Scelza, Mario Lunetta, Marco Palladini, Piero Varroni, Rosella Restante, Pino Blasone e tanti altri.
La cena aveva contribuito alla complicità. Il prosciutto di Parma era dolcissimo e lo Shyrà di Sabaudia generoso e senza effetti collaterali.
La Cananga odorata o Nota di Cuore (la candela che abbiamo acceso) avrebbe dovuto allontanare il dubbio, le insicurezze, i sentimenti bloccati, dissolvere le delusioni e le offese, ripristinare il desiderio di amare. Almeno questo promettevano le istruzioni. Sull’etichetta una dicitura in francese, oltre a quella in giapponese e in inglese, recitava: Bougie Parfumee.
Io penso che il suo profumo introduceva bene i versi della poesia di Nidaa Koury scelta per questo anno “La Porta D’Oriente”.
L’ha letta in lingua originale il nostro amico algerino Rhasid Mammeri ( suo zio, Mouloud Mammeri è considerato uno dei fondatori della letteratura maghrebina e del dizionario berbero). È stata molto apprezzata anche nella traduzione italiana, tenera e straziante.
Ci sentivamo tessere di un progetto più grande e quando abbiamo visto una teoria di luci all’orizzonte, sul mare di fronte a noi, abbiamo pensato per un attimo che fossero altre isole che si accendevano. Erano solo i pescherecci che da Fiumara Grande uscivano per la pesca notturna.Il solstizio si consumava a ponente, mentre noi aspettavamo il sorgere del sole sui tetti della città. Sergio Zuccaro